“L’Inchino” della Costa Concordia finito in tragedia
Isola del Giglio giovedì 12 gennaio 2012, una delle navi della compagnia Costa Crociera affondava. A bordo c’erano più di 4.000 uomini tra personale e turisti. Le vittime sono 18, i dispersi 16 e la ricerca svoltasi negli ultimi giorni, per quanto scevra da speranze di trovare qualcuno ancora vivo, è stata continua.
L’isola del Giglio non è una delle tappe previste dal tragitto della Concordia, ma è consuetudine che la stessa vi passi in omaggio della beltà del luogo (le si porge il cosiddetto “inchino”). Ancora non sono state ben chiarite le dinamiche dell’incidente, ma lo spingersi troppo verso terra e ad una velocità sostenuta – 15 nodi circa – ha fatto sì che la nave urtasse contro degli scogli che hanno causato l’infiltrazione di acqua, la quale avrebbe, infine, determinato l’affondamento parziale della medesima.
Il comandante Francesco Schettino è stato accusato non solo di aver provocato il disastro attraverso l’attuazione di una manovra errata, ma di essere scappato insieme ad altri superiori su una scialuppa di salvataggio senza fare tutto ciò che un capitano dovrebbe mettere in atto durante questi casi di emergenza (in primis supervisionare tutto quello che accade ed essere in assoluto l’ultimo ad abbandonare l’imbarcazione).
Il 26 gennaio è stato effettuato il test tossicologico su capello e urine del suddetto comandante per verificare se il suo stato fosse stravolto, come vogliono le indiscrezioni, da alcol o droga. A testimonianza della colpevolezza di Schettino, qualche giorno dopo la triste vicenda sono state rese pubbliche le telefonate avvenute tra il Capitano Gregorio De Falco (Capitaneria di Porto di Livorno) e lo stesso Schettino. Queste hanno evidenziato che il primo abbia svolto il suo compito con massimo rigore e fermezza (cercando di capire la situazione e di dare ordini dalla terraferma) mentre il secondo, sfuggente, confuso ed evidentemente lontano dall’imbarcazione, è parso decisamente poco ligio al suo dovere.
Schettino è costretto agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono di nave. Ci vorrà circa un anno per rimuovere la gigante nave (con eventuale danno per il turismo locale). A causa del maltempo ieri sono state rimandate le operazioni dello svuotamento delle 2.400 tonnellate di carburante presenti sulla nave, operazione che deve necessariamente essere portata a termine nel più breve tempo possibile per evitare disastri ambientali. I risultati del test cui sopra si è fatto riferimento saranno resi disponibili tra un mese circa e ci si augura, infine, che al più presto si possano comprendere al meglio le dinamiche di questa terribile tragedia.
Francesca Robertiello




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