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Archive for the ‘attualità’ Category

La soluzione è la rivoluzione?

Posted by Francesca Robertiello On maggio - 7 - 2012 Commenti disabilitati

Il motivo per il quale sto per scrivere quanto segue è scaturito dalla lettura di un sondaggio dell’Acli pubblicato sul sito dell’Ansa e intitolato: “Per 1 italiano su 3 serve rivoluzione” (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/05/02/Sondaggio-Acli-1-italiano-3-serve-rivoluzione-_6804589.html). Ho riflettuto molto, basandomi sulle vicissitudini politico-economiche del nostro Paese da un anno a questa parte, sulle esperienze personali e di persone care e sulle numerose notizie quotidiane relative ai suicidi in Italia. Tutto questo quadro mostra una nazione che sta andando sempre più in frantumi. Resistono indicativamente all’innalzamento delle tasse e all’inflazione complessiva “le caste”in genere e secondariamente quelle famiglie, con genitori dai 60 anni in su, che sono riuscite a consolidare la propria ricchezza o mettere da parte un po’ di soldi nel corso della loro carriera lavorativa. Si tenga conto che si parla qui in generale. Nel sondaggio sopra indicato viene specificato che attualmente sei famiglie su dieci non riuscirebbero a far fronte ad una spesa improvvisa di 100 euro e che i più preoccupati sono i cittadini del Sud, le donne e i giovani . Il dato è gravissimo ed è ciò che mi porta un po’ a generalizzare. Non mi soffermo sui suicidi perché ad essi ho dedicato un articolo proprio pochi giorni fa (http://www.paurankaradio.it/2010/attualita/il-suicidio-post-disoccupazione-goccia-che-fa-traboccare-il-vaso-della-vita), però pongo la mia attenzione sui giovani, che rappresentano una fetta importante della torta della disperazione. Impiegano diversi anni ad inseguire una passione, o in modo più brutale, un titolo (la laurea) che a quanto pare attualmente serve a ben poco e a ben pochi settori. Non lavorare e non riuscire a trovare un impiego sicuro porta a conseguenze terribili, soprattutto dal punto di vista psicologico. Chi di loro ha la fortuna di fare affidamento sulla propria famiglia si alimenterà di quella risorsa finché anch’essa non si esaurirà. Chi questa fortuna non ce l’ha si troverà la maggior parte delle volte costretto a trovare un lavoro qualsiasi (ma di questi tempi sembra un miraggio) o di essere sfruttati per accumulare la fatidica esperienza richiesta o ancora peggio di cercare invano per anni o di andare a cercare qualche possibilità all’estero. La riflessione più amara scaturisce, per non dilungarci troppo a riguardo, dal fatto che se si prendessero provvedimenti su come incanalare e sistemare i giovani-laureati-disoccupati l’Italia vanterebbe in diversi settori una preparazione e cultura senza confronti. La nostra nazione attualmente possiede non solo il quasi totale alfabetismo della popolazione, ma anche un gran numero di persone laureate. Questo, visto con un occhio di riguardo, significherebbe che il Bel Paese potrebbe per la prima volta nella sua storia diventare davvero una nazione ricca e competitiva per quanto concerne innumerevoli settori.

Al di là di queste parole, che mi piace però pensare che possano tramutarsi al più presto in fatti, voglio dire che sono davvero dispiaciuta per il così alto tasso di disperazione che c’è in questo nostro Paese. Se non si prenderanno provvedimenti seri quanti italiani su tre vorranno la rivoluzione?

 

Francesca Robertiello

Il suicidio post disoccupazione: goccia che fa traboccare il vaso della vita

Posted by Francesca Robertiello On maggio - 2 - 2012 Commenti disabilitati

 

Negli ultimi mesi i suicidi di persone di diverse parti d’Italia a causa della perdita del lavoro sono divenuti notizie quotidiane. Il binomio crisi improvvisa e disoccupazione evidentemente porta ancor di più alcuni uomini a compiere questo atto estremo. Cerchiamo però di capire e di riflettere su questi avvenimenti che meritano senza dubbio un posto di rilievo all’interno dell’informazione d’opinione.

Il suicidio dell’ex portinaio napoletano di 56 anni, avvenuto due giorni fa, è l’ultima di numerose attestazioni suicide verificatesi nel nostro Paese. Il dato è preoccupante non solo perché alimenta le testimonianze della mancanza di lavoro così come per i giovani anche per i più adulti, ma soprattutto perché non si riesce a comprendere fino in fondo il motivo per il quale il suicidio debba essere la soluzione a tutto. Nel senso, possibile che non si abbia ancora la forza, per quanto indubbiamente difficile, di cercare un altro impiego o di chiedere aiuto in qualche modo? A tal proposito lo Stato potrebbe magari creare un’equipe di psicologi ed esperti in risorse umane in grado di aiutare queste persone sia dal punto di vista mentale che di reintegro nel mondo del lavoro. Il senatore Pietro Ichino a riguardo ha proposto soluzioni davvero interessanti (http://www.pietroichino.it/?page_id=15) che consiglio a ciascuno di leggere.

Indubbiamente non si potrà mai evitare appieno che alcune tragedie si verifichino, ma ritengo che un ausilio come quello descritto sopra possa portare le persone disperate, a causa della perdita del lavoro connesso ad altre gravi motivazioni, a non vedere nella morte l’unica soluzione possibile. Mi viene sempre da pensare a tutti quelli che, affetti da gravi malattie o reduci da tragici incidenti, lottano con tutte le loro forze per la vita.

Un argomento così delicato merita una lunga riflessione e un confronto. Sarebbe pertanto gradito ricevere qualche commento e creare un dibattito a riguardo per denunciare, comprendere e pensare ad ulteriori soluzioni su ciò che si sta, purtroppo, verificando sempre più di frequente in Italia.

Francesca Robertiello

Quale futuro per il calcio?

Posted by Francesca Robertiello On aprile - 18 - 2012 Commenti disabilitati

            È da qualche giorno che abbiamo appreso la triste notizia della morte in campo del giocatore del Livorno Piermario Morosini. Dell’argomento si è parlato molto e, in linea generale, è emerso che in campo agonistico si verificano molti incidenti simili, per fortuna non sempre mortali. Si pensi ad esempio a Cassano,  calciatore del Milan e della Nazionale, che se l’è cavata con un intervento chirurgico che ha “corretto” un problema cardiaco, grazie al quale tra poco dovrebbe riprendere l’attività agonistica. Considerati questi due esempi (ma ce ne sono anche degli altri), Lubrano avrebbe detto, la domanda nasce spontanea: perché in passato non si verificavano così tanti incidenti? È importante fare una premessa a riguardo: in passato il calcio si giocava solo la domenica. Ricordo infatti, con tanta emozione, i pomeriggi  domenicali  trascorsi accanto alla radio ad ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto”: sentire le inconfondibili voci di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Luigi Necco e Tonino Carino per seguire la squadra del cuore. Oggi il calcio è diventato più che altro un business. Molte squadre di serie A sono quotate in Borsa, essendo delle S.p.A. Pertanto petrolieri arabi e miliardari russi sono i nuovi proprietari di club prestigiosi. Inoltre, alcune partite vengono anticipate al venerdì sera, altre al sabato sera, altre ancora si giocano la domenica pomeriggio e sera per finire col posticipo del  lunedì.  Molti mercoledì si disputano gli incontri delle varie coppe  (Coppa Italia,  Champions League, ecc.)  per non parlare, poi, dei vari tornei. Insomma  si  gioca  troppo e per sopportare questi ritmi, bisogna che i giocatori si allenino in modo esasperato e probabilmente fanno uso anche di sostanze dopanti  che comportano le conseguenze terribili che ciascuno di noi ben conosce. Sono convinto che bisognerebbe fare un’azione che oggi è molto in voga tra i politici: un passo indietro! Modo molto elegante per dire che il proprio “lavoro” è stato un fallimento. Nel mondo del calcio fare un passo indietro significherebbe proprio tornare a seguire un modello simile a quello passato: giocare meno partite, avere tre stranieri al massimo per squadra, stabilire un “tetto” massimo per gli ingaggi, ecc.

Ultimamente Platini infatti, Presidente del massimo Organo calcistico internazionale, ha dichiarato che bisogna rivedere molti punti di questa disciplina sportiva, perché non si può continuare ad andare avanti in questo modo. Quest’ultima affermazione assume ancora più valore se si pensa, infine, che Messi, calciatore argentino del Barcellona, guadagna 100.000 euro al giorno. Quanti anni dovrebbe vivere un operaio, un impiegato, un insegnante, ecc. per raggranellare quello che Messi guadagna in un mese?

Osvaldo Robertiello

Le “accise” che uccidono

Posted by Francesca Robertiello On marzo - 23 - 2012 Commenti disabilitati

L’Italia è un piccolissimo Paese produttore di petrolio e per questo motivo non può continuare a dipendere dallo stesso per soddisfare il suo fabbisogno energetico quotidiano. Si badi che il prezzo del greggio al barile continua a salire di giorno in giorno e oggi la benzina è arrivata a costare addirittura 2 euro al litro! Come molti sapranno, la benzina, come prodotto finito, costerebbe circa 1 euro e allora cos’è che fa crescere così tanto il prezzo alla pompa del carburante? Sono le cosiddette accise e credo che mai balzello in Italia abbia avuto un nome più appropriato: in dialetto napoletano infatti “accise” significa proprio “ucciso” e così continuando moltissimi di noi italiani saremo davvero uccisi (in senso economico) dal caro benzina. Le accise dal punto di vista tecnico sono tasse TEMPORANEE che lo Stato aggiunge al prezzo del prodotti petroliferi in caso di calamità naturali gravi o per cercare di sanare i conti a causa dei troppi debiti accumulati. Come ho sottolineato prima però, le accise dovrebbero in teoria avere solo una valenza temporanea, ma in pratica succede il contrario perché ancora oggi paghiamo per la guerra in Abissinia, per il terremoto del Belice, ecc., che sono fatti accaduti oramai da tantissimi anni. Auguriamoci che coloro che ci governano comincino ad eliminare qualche accisa e a sviluppare sempre più le fonti energetiche alternative ecologiche; operando in questo modo riceveranno un duplice ringraziamento: da noi cittadini italiani e, in particolar  modo, dalla natura.

Osvaldo Robertiello

Il lavoro giovanile oggi – parte prima “il lavoro Mobilita l’uomo”

Posted by Francesca Robertiello On marzo - 7 - 2012 Commenti disabilitati

Cari lettori di Pauranka,

quella di cui vi parlerò sarà la storia di uno stage iniziato, in seguito al conseguimento della Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo, presso un’agenzia di comunicazione a Padova. Il nostro Paese è in crisi, la disoccupazione giovanile è pari al 30 % (o forse anche poco in più) e noi giovani aspiranti lavoratori “dobbiamo” accettare tacitamente questa situazione assurda e impensabile.

Non importa se questo articolo avrà il sapore di qualcosa di già “gustato” precedentemente, l’importante è raccontare quello che davvero avviene e le difficoltà che si riscontrano tra i giovani laureati nel trovare un lavoro (retribuito) oggi in Italia (con le dovute eccezioni ovviamente).

Qualche giorno fa ho assistito ad una conferenza tenuta a Padova dall’On. Pietro Ichino, che ha sottolineato, tra le altre cose, quanto sia problematico in Italia l’inserimento nel mondo del lavoro se non per intercessione di parentele, amicizie, conoscenze intime, favori in genere e affini. Tutto ciò a discapito di chi, scevro dai legami sopra elencati, intraprende un determinato percorso di studi sperando (a ragione dopo tanti soldi e fatica investiti) di poter realizzare onestamente i propi sogni attraverso lo svolgimento se non del proprio lavoro ideale, almeno qualcosa di approssimativo.

Avevo già sottolineato in un articolo di mesi fa quanto fosse assurdo studiare per almeno cinque anni (con annessi tirocini, Erasmus, stage, ecc.) e poi non essere mai pronti, preparati, adeguati per un lavoro retribuito (ammesso che lo si riesca a trovare anche non propriamente retribuito, cosa gravissima!).

È mai possibile che ciò accada? Purtroppo la risposta è sì e la nostra Italietta ne è da anni il perfetto esempio e i motivi correlati molteplici, ma sempre troppo poca l’informazione a riguardo, nonostante negli ultimi giorni sia in fase di aumento.

Sono Francesca Robertiello e ho 24 anni appena compiuti. Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne e la Magistrale in Editoria e Giornalismo. Svolgo (ma non so ancora per quanto tempo) per otto ore al giorno uno stage gratuito presso un’agenzia di comunicazione e nella situazione lavorativa attuale io potrei addirittura essere “invidiata” perché, nonostante tutto, sembra che abbia un’opportunità in più o un modo per essere concretamente impegnata durante il giorno.

Vi sembra corretto che un uomo debba prestare il suo lavoro gratuitamente? Come si fa ad andare avanti se non si ha una famiglia che copra le spese? Come ci si costruisce un futuro?

Propongo di iniziare una solida campagna di sensibilizzazione, scrivendo ciascuno la sua esperienza. Anche perché io sono agli inizi, mentre sarebbe carino che qualcuno più “navigato” e che da più tempo combatte contro questi “soprusi” racconti la sua.

C’è chi ritiene che la soluzione sia andar via dall’Italia o cambiar mestiere. Io per il momento non ho intenzione né di andare via né di cambiare mestiere. Combattere e ottenere ciò che è giusto per noi giovani laureati  deve essere il nostro vero lavoro ora.

Francesca Robertiello

“L’Inchino” della Costa Concordia finito in tragedia

Posted by silvia On gennaio - 30 - 2012 Commenti disabilitati

Isola del Giglio giovedì 12 gennaio 2012, una delle navi della compagnia Costa Crociera affondava. A bordo c’erano più di 4.000 uomini tra personale e turisti. Le vittime sono 18, i dispersi 16 e la ricerca svoltasi negli ultimi giorni, per quanto scevra da speranze di trovare qualcuno ancora vivo, è stata continua.

L’isola del Giglio non è una delle tappe previste dal tragitto della Concordia, ma è consuetudine che la stessa vi passi in omaggio della beltà del luogo (le si porge il cosiddetto “inchino”). Ancora non sono state ben chiarite le dinamiche dell’incidente, ma lo spingersi troppo verso terra e ad una velocità sostenuta – 15 nodi circa – ha fatto sì che la nave urtasse contro degli scogli che hanno causato l’infiltrazione di acqua, la quale avrebbe, infine, determinato l’affondamento parziale della medesima.

Il comandante Francesco Schettino è stato accusato non solo di aver provocato il disastro attraverso l’attuazione di una manovra errata, ma di essere scappato insieme ad altri superiori su una scialuppa di salvataggio senza fare tutto ciò che un capitano dovrebbe mettere in atto durante questi casi di emergenza (in primis supervisionare tutto quello che accade ed essere in assoluto l’ultimo ad abbandonare l’imbarcazione).

 Il 26 gennaio è stato effettuato il test tossicologico su capello e urine del suddetto comandante per verificare se il suo stato fosse stravolto, come vogliono le indiscrezioni, da alcol o droga. A testimonianza della colpevolezza di Schettino, qualche giorno dopo la triste vicenda sono state rese pubbliche le telefonate avvenute tra il Capitano Gregorio De Falco (Capitaneria di Porto di Livorno) e lo stesso Schettino. Queste hanno evidenziato che il primo abbia svolto il suo compito con massimo rigore e fermezza (cercando di capire la situazione e di dare ordini dalla terraferma) mentre il secondo, sfuggente, confuso ed evidentemente lontano dall’imbarcazione,  è parso decisamente poco ligio al suo dovere.

Schettino è costretto agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono di nave. Ci vorrà circa un anno per rimuovere la gigante nave (con eventuale danno per il turismo locale).  A causa del maltempo ieri sono state rimandate le operazioni dello svuotamento delle 2.400 tonnellate di carburante presenti sulla nave, operazione che deve necessariamente essere portata a termine nel più breve tempo possibile per evitare disastri ambientali. I risultati del test cui sopra si è fatto riferimento saranno resi disponibili tra un mese circa e ci si augura, infine, che al più presto si possano comprendere al meglio le dinamiche di questa terribile tragedia.

Francesca Robertiello

L’AVVENTO DI MONTI PER SALVARE “L’ITALIA IN CRISI”

Posted by silvia On gennaio - 7 - 2012 Commenti disabilitati

Dopo due mesi dall’articolo che testimoniava il nostro essere in “crisi”, le cose sono un po’ cambiate. A differenza di altre chiose molto più approfondite e ricche di commenti personali, questa volta nulla di tutto ciò avverrà; cerco pertanto di ricostruire solamente e brevemente i fatti accaduti da allora:

 

  • Il 9/11/2011 il Presidente della Repubblica nomina Senatore a vita Mario Monti.
  • Il 12/11/2011 Silvio Berlusconi si dimette dalla sua carica di Presidente del Consiglio.
  • Il 13/11/2011, il Presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il nuovo governo a Mario Monti.

 

Da quest’ultima data ad oggi (7 gennaio 2012), il nuovo governo ha varato i seguenti provvedimenti (approvati prima di Natale), facenti parte del piano “Cresci Italia”:

 

1)Pensioni: si passa dal sistema retributivo a quello contributivo;

2)Occupazione e riforma degli ammortizzatori sociali;

3)Liberalizzazioni;

4)Fisco: più tasse su consumi e patrimoni, meno su lavoratori e imprese e aumento dell’Iva (23%);

5)Ritorno del pagamento dell’ICI sulla prima casa.

 

Molte ipotesi sono immediatamente sorte riguardo alla situazione politico-economica del nostro Paese: c’è chi non ha approvato l’idea di rimandare momentaneamente le elezioni, chi non ripone alcuna fiducia in questo nuovo governo, chi ha gioito quando Berlusconi ha dato le sue dimissioni, chi pensa che la BCE sia “un’associazione a delinquere”, chi crede fortemente necessaria la permanenza dell’Italia all’interno della moneta unica europea, chi pensa che sarebbe meglio liberarsene il prima possibile, chi non riesce più a capire seriamente quello che sta accadendo…

Questi e molti altri commenti sono stati stilati o pronunciati da persone più o meno facoltose (e talvolta anche anni prima che la crisi si manifestasse appieno).

Io al momento sono così satura che voglio solo augurarmi che Monti e il suo governo facciano il loro dovere e che pensino al bene dell’Italia e di noi italiani, almeno per una volta…

NB Morale: facciamo passar del tempo prima di tirar le somme…o altro!

Francesca Robertiello

Favola. C’era una volta…

Posted by silvia On dicembre - 12 - 2011 Commenti disabilitati

Dal 22 novembre al 4 dicembre al Teatro Quirino è andato in scena Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Filippo Timi, e con Lucia Mascino e Luca Pignagnoli. Timi si diverte e gioca con lo spettatore, tra citazioni e rimandi cinematografici, teatrali e musicali. La scena si apre sul salotto di un’abitazione americana anni ’50, pareti e tappeto rosa, decorazioni festose e albero di Natale arredano la stanza. Mrs Fairytale (Timi), moglie perfetta e apparentemente felice, è incinta e lo confida alla sua grande amica Mrs Emerald (Mascino). Su questo contesto iniziale sono intessute confessioni, rivelazioni e trasformazioni non solo mentali, ma anche fisiche delle due amiche, elaborate attraverso situazioni surreali, comiche e farsesche. Nei momenti in cui si raggiunge il pathos drammatico immediatamente con un gesto, un’occhiata o una battuta, il dialogo ritorna nel quotidiano. Un gioco dunque, in cui si mescolano elementi diversi (inserendo perfino gli ufo), comici e tragici: l’apparente contegno imposto dalla società e l’istinto brutale, non sempre soffocabile, dell’essere umano. Magistrale Timi nel ruolo della protagonista, in una scena vestito anche come Grace Kally ne La finestra sul cortile, comico e ironico sì, ma senza scivolare mai nella caricatura del personaggio, e bravi anche gli altri attori. Interessanti i contributi video con alcune pubblicità dell’epoca per restituire al meglio l’idea dello stereotipo femminile di quegli anni.

Maria Chiara Fratoni

The bank job

Posted by silvia On dicembre - 4 - 2011 Commenti disabilitati

[…]

Certamente del governo Berlusconi ci mancheranno i suoi integerrimi rappresentanti. La Carlucci che abbandona la nave in odore di naufragio passando all’UdC. Gennaro Malgieri che evita il voto di fiducia rifugiandosi alla toilette, come un liceale impreparato. La Santanché che gli augura un’operazione alla prostata, compassata come di consueto.  Ci mancherà Sacconi che sfugge ai giornalisti rintanandosi nella camionetta della polizia e urlando “Sono un uomo libero”.

Ci mancheranno i paradossi della legislatura appena conclusa. Niente a che vedere con la nuova. L’ottimo governo Monti è talmente ottimo da raccogliere i consensi della maggioranza pur essendo rappresentativo di una minoranza. Dopo la teoria di lazzi, imbarazzi e gaffe della seconda Repubblica i modi ineccepibili del “Governo dei rettori” sono quasi commoventi.

Tenero il  Ministro dell’Ambiente Clini che, nel mezzo di una dissertazione sullo spritz ai microfoni di “Un giorno da pecora” auspica l’avvento del Nucleare in Italia. Salvo smentire giorni dopo rivendicando l’equivoco “probabilmente facilitato dal clima caotico della trasmissione”.

Rassicurante il curriculum del Ministro dello Sviluppo Passera: ex AD di Banca Intesa, artefice della fusione Intesa San Paolo, tra gli imprenditori a capo della cordata che nel 2008 aveva evitato l’acquisto di Alitalia da parte di Airfrance.

E’ conclusa l’epoca in cui Bersani saliva sui tetti delle Università per unirsi alla protesta studentesca. Ora che a smantellare la scuola pubblica e a capitalizzare i saperi è il Rettore del Politecnico di Torino persino la tanto osteggiata riforma Gelmini  è degna di silenzioso assenso. Non importa che la maggioranza degli studenti ritenga Profumo, presidente del CNR (su nomina della Gelmini), membro del CdA di Unicredit Private Bank responsabile di aver reso Fiat e General Motors padrone del Politecnico avviando una gestione aziendalistica dell’Università pubblica. Come liberismo vuole.

Persino l’annosa questione dei privilegi ai Parlamentari diventa un lavoro pulito pulito nelle sapienti mani dei tecnici. Le agendine di Palazzo che i senatori sono soliti regalare a fine anno mancheranno d’ora in avanti dello spazio dedicato ai numeri utili. Uno spartano link al sito del Parlamento le sostituirà. Il ristorante verrà completamente cancellato per i Deputati e i suoi prezzi rincarati per i Senatori. L’”austerity” non risparmia neanche la carta igienica dei Palazzi del Governo. Un pochino i vitalizi dei Parlamentari che verranno aboliti solo per quelli eletti dal 2013 in poi.

E poi la riforma pensionistica che non sa più di ricatto se a imporla è Elsa Fornero. Penalizzazioni per chi decide di andare in pensione tra i 63 e  i 65 anni. Oltre si è troppo anziani per essere puniti, starebbe male.

Ci mancherà del Governo Berlusconi che i suoi modi spicci allarmassero almeno una parte delle Opposizioni e dell’opinione pubblica, almeno quella non premiata con benefits di vario genere. Ci mancherà che persino le testate nazionali più cerchiobottiste ogni tanto non potessero fare a meno di spendere qualche riga contro alcuni dei provvedimenti più incostituzionali e dispostici della storia politica nazionale. Per il momento l’errore più fatale commesso dal Governo Berlusconi sembrerebbe l’aver sottovalutato l’importanza delle buone maniere. E allora che si aprano le cassaforti. Con permesso, questa è una rapina.

 Valeria Gentile

La lezione di Ionesco

Posted by silvia On dicembre - 2 - 2011 Commenti disabilitati

L’incomunicabilità dell’uomo, l’atto dell’insegnamento attraverso il linguaggio utilizzato come strumento di potere e soggiogazione. È andato in scena dal 24 al 27 novembre al Teatro Keiros La lezione di Eugène Ionesco, diretto da Silvio Araclio, magistralmente interpretato da Bartolomeo Giusti, Eugenia Rofi e Vincenzo Macedone. Definito un dramma comico dallo stesso autore, il testo è ermetico e complesso, l’apparente semplicità narrativa cela infatti l’intreccio di rapporti che essa rappresenta simbolicamente mediante il passaggio dal burlesco al tragico. La giovane allieva e l’anziano maestro. La vittima inconsapevole e la lucida follia dell’aguzzino. Se all’inizio lei è attenta e volenterosa di apprendere, diventa poi dolorante e inerme. Se lui dapprima è cerimonioso e accomodante, si fa intollerante e sadico. Il rapporto di potere che si instaura tra i due è basato sul linguaggio, assurdo e paradossale, dominato e usato a piacimento dal maestro e drasticamente subito dall’allieva. La governante interviene a calmare il professore che perde sempre più la razionalità fino ad uccidere la ragazza. “Con questa fanno quaranta” così la governante svela infine l’orribile e inevitabile esito delle lezioni del maestro, ripetute e inarrestabili: dopo l’umiliazione psicologica, l’eliminazione fisica delle allieve. Le pulsioni distruttive prendono forma nella perdita di significato delle parole, ridotte a meri suoni. Infine la comparsa della svastica, il movente politico, la governante che trascina via il corpo della ragazza e il mostruoso salotto è pronto ad accogliere un’altra allieva.

Maria Chiara Fratoni

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