La soluzione è la rivoluzione?
Il motivo per il quale sto per scrivere quanto segue è scaturito dalla lettura di un sondaggio dell’Acli pubblicato sul sito dell’Ansa e intitolato: “Per 1 italiano su 3 serve rivoluzione” (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/05/02/Sondaggio-Acli-1-italiano-3-serve-rivoluzione-_6804589.html). Ho riflettuto molto, basandomi sulle vicissitudini politico-economiche del nostro Paese da un anno a questa parte, sulle esperienze personali e di persone care e sulle numerose notizie quotidiane relative ai suicidi in Italia. Tutto questo quadro mostra una nazione che sta andando sempre più in frantumi. Resistono indicativamente all’innalzamento delle tasse e all’inflazione complessiva “le caste”in genere e secondariamente quelle famiglie, con genitori dai 60 anni in su, che sono riuscite a consolidare la propria ricchezza o mettere da parte un po’ di soldi nel corso della loro carriera lavorativa. Si tenga conto che si parla qui in generale. Nel sondaggio sopra indicato viene specificato che attualmente sei famiglie su dieci non riuscirebbero a far fronte ad una spesa improvvisa di 100 euro e che i più preoccupati sono i cittadini del Sud, le donne e i giovani . Il dato è gravissimo ed è ciò che mi porta un po’ a generalizzare. Non mi soffermo sui suicidi perché ad essi ho dedicato un articolo proprio pochi giorni fa (http://www.paurankaradio.it/2010/attualita/il-suicidio-post-disoccupazione-goccia-che-fa-traboccare-il-vaso-della-vita), però pongo la mia attenzione sui giovani, che rappresentano una fetta importante della torta della disperazione. Impiegano diversi anni ad inseguire una passione, o in modo più brutale, un titolo (la laurea) che a quanto pare attualmente serve a ben poco e a ben pochi settori. Non lavorare e non riuscire a trovare un impiego sicuro porta a conseguenze terribili, soprattutto dal punto di vista psicologico. Chi di loro ha la fortuna di fare affidamento sulla propria famiglia si alimenterà di quella risorsa finché anch’essa non si esaurirà. Chi questa fortuna non ce l’ha si troverà la maggior parte delle volte costretto a trovare un lavoro qualsiasi (ma di questi tempi sembra un miraggio) o di essere sfruttati per accumulare la fatidica esperienza richiesta o ancora peggio di cercare invano per anni o di andare a cercare qualche possibilità all’estero. La riflessione più amara scaturisce, per non dilungarci troppo a riguardo, dal fatto che se si prendessero provvedimenti su come incanalare e sistemare i giovani-laureati-disoccupati l’Italia vanterebbe in diversi settori una preparazione e cultura senza confronti. La nostra nazione attualmente possiede non solo il quasi totale alfabetismo della popolazione, ma anche un gran numero di persone laureate. Questo, visto con un occhio di riguardo, significherebbe che il Bel Paese potrebbe per la prima volta nella sua storia diventare davvero una nazione ricca e competitiva per quanto concerne innumerevoli settori.
Al di là di queste parole, che mi piace però pensare che possano tramutarsi al più presto in fatti, voglio dire che sono davvero dispiaciuta per il così alto tasso di disperazione che c’è in questo nostro Paese. Se non si prenderanno provvedimenti seri quanti italiani su tre vorranno la rivoluzione?
Francesca Robertiello













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