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Archive for the ‘cultura’ Category

Beli Ciao!

Posted by silvia On maggio - 19 - 2012 Commenti disabilitati

È andato in scena il 23 e il 24 aprile al Teatro Quarticciolo il reading Belli Ciao! con Valerio Aprea, Massimiliano Bruno (entrambi hanno calcato il palco dei Teatri di Cintura nelle ultime stagioni) e Rocco Papaleo, accompagnati dai musicisti Francesco Accardo alla chitarra e Arturo Valiante alle tastiere, su testi scritti da Francesco Piccolo e Mattia Torre. Lo spettacolo si è svolto all’insegna della familiarità e spontaneità degli attori verso un pubblico che conoscono bene, dato che di recente hanno girato nel quartiere la divertente commedia Nessuno mi può giudicare, film con Papaleo e Aprea come attori e Bruno come sceneggiatore e regista. I tre attori interpretano a turno monologhi di vario genere: malinconici e divertenti, riflessivi e di comicità prorompente, spassosi ed esilaranti. Toccano diversi argomenti dal complesso rapporto con le donne a quello nostalgico con i propri padri indissolubilmente legato ad eventi calcistici, l’infanzia, gli amici e riferimenti all’attualità e a Roma. Si intrecciano racconti diversi, canzoni e battute che coinvolgono il pubblico in un gioco continuo di rimandi e commenti. La scelta dei testi e la maestria degli attori, ognuno con uno stile interpretativo diverso e ben delineato, ma in ottimo equilibrio con quello degli altri, rendono lo spettacolo scoppiettante e brioso fino alla conclusione con gli spettatori in piedi, le braccia rigide lungo i fianchi in una buffa postura, pronti per l’ormai attesa “Foca” finale.

Maria Chiara Fratoni

 

SCARPE : TRA TRADIZIONE E PASSIONE!

Posted by Francesca Robertiello On maggio - 11 - 2012 Commenti disabilitati

Accessori amati, super costosi o vintage, comprati al mercatino sotto casa o al negozio lussuoso del centro città. Esistono collezioni da museo, trattati di psicologia, romanzi, film e telefilm che hanno trovato in essi il loro successo. Eh sì, stiamo parlando proprio di loro: scarpe, scarpe e ancora scarpe.  Ci sono modelli che sono diventati celebri perché indossate da icone del cinema, come la scarpa nera  bassa, pensata da Ferragamo per Audrey Hepburn e ancora prodotte; altri invece perché hanno reso celebri personaggi di serie tv come  le Manolo Blahnik di Carrie Bradshow  in “ Sex&theCity”.

Nelle scarpe più che in ogni altro capo di vestiario la dimensione pratica, culturale e simbolica si accavallano e si mescolano.  Sono capi che maggiormente rispetto agli altri si sostituiscono perfettamente nell’immaginario di chi li osserva,  a chi li ha indossati,. È vero anche che una scarpa è la “biografia” di chi l’ha calzata. Nel cuoio, nella seta ne restano, infatti, impresse la forma delle dita, della pianta, delle unghie.

Questo oggetto è una sorta di emblema, parla della persona, rispecchia la sua interpretazione della realtà e le sue scelte individuali: sia che siano eleganti, col tacco, da tennis o sportive, le donne ne vanno davvero matte! Nella tradizione occidentale poi, ogni scarpa identifica uno stile di vita della donna che la indossa: “vamp” se indossa un tacco a spillo, “dura” se porta degli anfibi, seria e professionale se porta i mocassini.

Le scarpe, inoltre, riescono ad ammaliare donne di tutto il mondo  e  che in sono state anche oggetto di studio da parte di famosi sociologi, psicologi e filosofi.

Da un punto di vista psicologico, il piede, essendo  il mezzo di trasporto per antonomasia, impone che la scelta di  una scarpa equivalga  a scegliere di essere autonomi e sapere dove andare; da un punto di vista sociologico, invece,  il prof. francese Jean Servier sosteneva che “camminare con le scarpe significa prendere possesso della terra”, facendo riferimento ad antiche tradizioni della Grecia, dell’antico Oriente e dell’Africa settentrionale dove lanciare un sandalo su un terreno ne definiva il possesso; e infine,  nei libri sacri come la Bibbia e il Corano la scarpe viene usata come simbolo del diritto di proprietà e infatti possiamo ricordare che nelle moschee si entra scalzi poiché il suolo non è di “proprietà umana”.

Scarpe come passione e a volte, tante volte, come ossessione. Si comprano scarpe per tirar su il morale, il classico shopping compulsivo. Amate e desiderate dalle donne, tanto da sfiorare a volte il feticismo.

Le scarpe sono  veri e propri oggetti del desiderio per la bellezza, la fantasia delle forme e la varietà con cui sono realizzate. Esse sono entrate nell’immaginario erotico come oggetto di culto capace di suscitare o di soddisfare il desiderio sessuale. Questo aspetto di sessualità, di desiderio o di elaborazione della femminilità nelle scarpe emerge spesso nei sogni e Freud lo sottolinea, individuandolo nella forma capiente e concava che rimanda ai genitali femminili. Del resto il piede è sicuramente uno dei poli dell’ attrazione sessuale.

In realtà di fronte alla domanda “perché le donne amano così tanto le scarpe?” possiamo dare  tante risposte: che la donna indossa una scarpa che fa parte di lei, e quindi non la farà mai sentire a disagio, può comprare scarpe perché ha bisogno di svagarsi e cosa c’è di meglio di un nuovo paio di scarpe, o solo perché le colleziona. Alla fine è ogni donna che decide per quale motivo comprarle in base al suo stato d’animo, all’occasione in cui indossarle, o all’abito a cui abbinarle. E non importa qual è la moda del momento, o che scarpe indossa la super top model o la super attrice del momento, ogni donna è una star e per quello decide in che modo valorizzare la sua persona così da lasciare un segno nell’immaginario degli altri.

 

Maria Luigia Cervone

De Chirico, Fontana e i grandi maestri del ’900

Posted by Francesca Robertiello On aprile - 22 - 2012 Commenti disabilitati

Il Palazzo della Ragione di Padova ospita dal 24 marzo fino al 15 luglio circa 110 tele e una decina di sculture di uomini che hanno stravolto e determinato l’arte della prima metà del Novecento. Si tratta di una mostra che cerca di avvicinarsi al grande pubblico, affinché lo stesso possa cogliere i linguaggi e i significati dell’arte contemporanea che sono spesso relegati alla sola élite di esperti in materia. L’esposizione è composta da quadri provenienti dalla Collezione Simonetti-Mazzolini e tra gli artisti ricordiamo i grandi italiani Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Lucio Fontana, Filippo De Pisis, Giò Pomodoro, Piero Manzoni, Luigi Veronesi, Aligi Sassu e Mario Sironi. Si parte da una parete introduttiva che regge tele raffiguranti paesaggi sfocati e astratti e prima di riuscire a vederli tutti si scorge una piccola sala dove sono custoditi circa una decina di preziosissimi dipinti di Giorgio De Chirico (una vera chicca). Si parte da quelli prettamente metafisici come “Le maschere” e “Piazza d’Italia”, per poi passare alle tele più grecizzanti come quella di “Esculapio proctologo”. L’esposizione prosegue con i dipinti di altri grandi pittori come de Pisis (si veda “Parigi”) secondo la divisione tra realtà e immaginario, concetti che opere appartenenti a movimenti come il Futurismo, l’Astrattismo, il Realismo, il Surrealismo, la Pop Art, ecc. inglobano in sé. Le due categorie filosofiche poco fa citate furono oggetto di accesi dibattiti nel corso di tutto il XX secolo e questa mostra, grazie alla sua eterogeneità, e di anni e di autori, è una documentazione importante per testimoniare ancora oggi la vivacità culturale di cui il nostro Paese era caratterizzato. Dopo aver visitato l’intera esposizione si evince che la divisione tra realtà e immaginario, messa in evidenza dalle diverse tecniche pittoriche, forme, sculture e linguaggi, viene superata e che quindi il mondo che gli artisti rielaborano nelle loro produzioni non si discosta eccessivamente dalla realtà stessa, facendo perno quindi solo sull’immaginario, ma sono sempre ben collegate a ciò che è concreto e tangibile. Le tele sono divise secondo la scansione temporale degli anni in decine (’50, ’60, ’70) e ogni pannello riporta brevi informazioni storico-artistiche di ciascuno di essi. I quadri di Fontana e la scultura intitolata “Crocifissione”, rappresentano un’altra punta di diamante di quella che fu la collezione privata Simonetti-Mazzolini. Quest’ultima, composta da 899 pezzi, tra quadri e sculture, è stata interamente donata alla Diocesi si Piacenza-Bobbio, che la conserva e la rende fruibile su tutto il territorio italiano.

Oltre agli artisti italiani già citati se ne incontrano degli altri come: Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Mario Nigro, Ercole Pignatelli, Tancredi Parmeggiani e molti altri (quelli esposti sono in totale una settantina). La mostra è stata ben allestita sia dal punto di vista concreto che concettuale, anche se in merito al primo si può dire che l’illuminazione è spesso svantaggiosa per il pieno godimento delle opere, ma molto efficace risulta essere invece l’idea di impostare due aree (Area Didattica e Area Consultazione) create per discussioni, meditazioni e approfondimenti in merito alla mostra. Insomma è un evento da non perdere assolutamente!

 

 

Per maggiori info: http://padovacultura.padovanet.it/homepage-6.0/2012/04/de_chirico_fontana_e_in_grandi.html

Francesca Robertiello

I soldi non servono a niente

Posted by silvia On aprile - 21 - 2012 Commenti disabilitati

Dal 10 al 26 aprile è in scena al Teatro SalaUmberto di Roma I soldi non servono a niente, scritto da Nino Marino, diretto da Claudio Boccaccini e ben interpretato da Emanuela Rossi (moglie di Pannofino e per la prima volta in scena insieme al marito), Andrea Lolli, Paolo Perinelli, Felice della Corte e dall’irresistibile e prorompente Francesco Pannofino. Lui, il marito accomodante e ubbidiente andato in galera al posto dell’onorevole suo superiore. Lei, sua moglie, rimasta a casa sola con la figlia, senza soldi e in cerca di protezione. L’altro, l’onorevole in questione che mira a diventare Ministro e che si è insediato a casa loro d’accordo con lei per il tempo in cui l’altro era in galera. Quando il marito torna a casa, in anticipo di un anno grazie a un indulto, la situazione precipita tra equivoci e malintesi. La moglie, ormai abituata alla vita agitata, agli abiti eleganti e al maggiordomo inglese, insieme all’onorevole, a un avvocato e al marito cerca un modo per far tornare quest’ultimo in galera per un altro anno. Una pièce tragicomica in cui la fragorosa ed esplosiva risata nasconde risvolti più riflessivi. Sullo sfondo drammatico e molto attuale della spietata critica verso un Paese in cui l’uomo debole, piuttosto ingenuo e fiducioso, non potrà mai avere la meglio sul più forte, si intessono battute più o meno divertenti, rocamboleschi colpi di scena, momenti comici e farseschi. Il ritmo dello spettacolo è vivace e sostenuto grazie all’abile regia e all’interpretazione degli attori, nei ruoli di personaggi quasi caricaturali, efficace e immediata.

 

Maria Chiara Fratoni 

To Rome with love

Posted by Francesca Robertiello On aprile - 20 - 2012 Commenti disabilitati

 

 

È uscito proprio oggi nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Woody Allen “To Rome with love”. Sono narrate quattro storie accadute nella Città Eterna nel medesimo periodo: quella di Milly e Antonio che giungono a Roma perché al secondo si prospetta un nuovo e remunerativo lavoro legato a suoi ricchi parenti del posto, che viene ad intrecciarsi con quella di Anna, una strepitosa Penélope Cruz, nei panni di una simpaticissima e provocantissima squillo e  Luca Salta (Antonio Albanese), attore italiano famoso: l’una induce in tentazione Antonio e l’altro Milly. Nel frattempo Jack, studente di architettura si innamora perdutamente di Monica, attrice americana amica della sua ragazza Sally. Terza storia è quella di Leopoldo Pisanello, interpretato da un meraviglioso Roberto Benigni, che nel giro di pochi giorni diventa famoso e allo stesso tempo termina di esserlo. Infine vi è la vicenda di Jerry (Woody Allen), che giunge con la moglie a Roma per conoscere il futuro sposo della figlia Hayley. Se dovessi soffermarmi sui particolari di ciascuna storia però rivelerei integralmente tutto il film, il quale manca di una trama forte e robusta di fondo, infatti l’impressione, a film terminato, è quella di aver assistito ad uno spettacolo banale anche se simpatico in molte scene e grazie a diverse battute. Il doppiaggio lascia molto a desiderare (forse sarebbe stato meglio divulgarlo in lingua originale con i sottotitoli) e anche la recitazione di qualche attore non è eccellente. Considerato il cast d’eccezione, e quindi anche tutti i soldi che saranno serviti ad Allen per metterlo insieme, ci si sarebbe aspettati un film con uno spessore più grosso e soprattutto diverso da alcune caratteristiche che negli ultimi film del regista sembrano sistematicamente ripetersi (si pensi ad esempio al penultimo uscito solo un anno fa “Midnight in Paris”.
Molto suggestivi alcuni scorci di Roma e se si vogliono passare due ore spensierate e senza troppe pretese “To Rome with love” va comunque visto, possibilmente però quando il biglietto del cinema costa di meno. Tuttavia va riconosciuto un altro merito a questa pellicola, l’omaggio sentito di Allen a Roma e all’Italia in genere (citazioni di altre bellissime città come Napoli, Firenze, Venezia, Palermo e Milano, l’ottimo cibo nostrano, la scelta delle colonne sonore come “Nel blu dipinto di blu” di Modugno o le varie canzoni tratte da opere liriche come “La Traviata” di Verdi).  Per questo omaggio, grazie Woody! Per qualche critica più positiva se ne parlerà dopo l’uscita del prossimo film.
Francesca Robertiello
“To Rome with love”, Woody Allen, 2012
Cast: Penelope Cruz, Jesse Eisenberg, Ellen Page, Greta Gerwig, Judy Davis, Riccardo Scamarcio, Isabella Ferrari, Sergio Rubini, Antonio Albanese, Flavio Parenti e Fabio Armiliato, Ornella Muti, Luca Calvani, Alison Pill, Vinicio Marchioni, Monica Nappo, Lina Sastri, Carol Alt, Gian Marco Tognazzi, Edoardo Leo, Donatella Finocchiaro, Giuliano Gemma.

 

13419 la necessità del ritorno

Posted by silvia On aprile - 20 - 2012 Commenti disabilitati

E’ andato in scena il 17 aprile al teatro Tor Bella Monaca 13419 la necessità del ritorno un progetto teatrale di Ettore Scola scritto e diretto da Roberto Attias e interpretato, oltre dallo stesso autore, da Stefano Antonucci, Gaetano Mosca e Ruben Attias. Stazione di polizia, 1968. Il commissario,uomo irreprensibile e dedito con passione al suo lavoro, interroga i fermati durante gli scontri di quella mattina a Valle Giulia, finché non arriva il turno di un uomo sulla cinquantina. Comincia l’appassionante racconto di Cesare sulla propria vita di giovane ebreo nella Roma degli anni 30. Il testo ben articolato intreccia aneddoti spensierati, narrati in romanesco, ai riferimenti storici sulla condizione degli ebrei al tempo. Attraverso le parole dell’uomo riviviamo passioni e speranze, delusioni e paure. Si entra nella complessità sia dell’animo umano sia di una vicenda storica efficacemente raccontata grazie ad un linguaggio semplice e lieve, solo a tratti malinconico, supportato dagli incisivi contrappunti e sottolineature musicali scelte da Gianni Borgna. Cesare non racconta l’arrivo ad Auschwitz. Il pubblico è sorpreso da un’accecante luce bianca, urla di donne e soldati tedeschi, un’irruzione che disorienta spezzando il piano narrativo classico e che tocca all’istante le emozioni del pubblico. L’uomo si rivela essere una proiezione dei rimorsi del commissario per aver tradito al tempo l’amico ebreo. Un interrogatorio ad un fantasma per cercare la confessione di una colpa che non c’è. Forse è entrato nell’arma per cercare l’occasione per riscattarsi, ma vedendolo nel cono di luce fredda finale capiamo che quel tormento non potrà mai abbandonarlo. Uno spettacolo che, coinvolgendo lo spettatore sul piano emotivo, lo spinge oltre a mantenere viva la memoria a sentirsi umanamente vicino ai protagonisti, perciò un passo più vicino alla storia.

 

Martina Russo

Avanguardie russe all’Ara Pacis

Posted by silvia On aprile - 17 - 2012 Commenti disabilitati

Dal 5 aprile al 2 settembre 2012 il nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis a Roma, aumentato in modo considerevole così da ottenere oltre il 50 % in più di superficie, ospita Avanguardie russe, ovvero 70 opere dei più grandi maestri russi di inizio Novecento. La mostra è a cura di Victoria Zubravskaya e con il coordinamento tecnico-scientifico di Federica Pirani. Dopo la tappa palermitana, l’esposizione approda a Roma accresciuta di 7 opere tra cui alcune di Malevich, Kandiskij e Chagall. Le opere esposte rispecchiano la vita sociale dell’epoca, la Russia dei primi del Novecento, e il profondo cambiamento culturale che la coinvolge. Un’arte vivida, positiva e festante, ecco il futurismo russo chiamato cubofuturismo, movimento in cui la scomposizione dei piani del cubismo si fonde con il movimento e la simultaneità del futurismo. Il percorso espositivo è ben delineato, ad ogni sala è dedicato un autore o una tematica. Malevich, che giunge all’abbandono della realtà per mirare alla rappresentazione della purezza geometrica, Kandiskij, con le sue rivoluzionarie teorie sull’uso del colore e sul rapporto tra opera d’arte e dimensione spirituale, Chagall, con il suo stile intimista e fantastico. Larinov e la Goncharova, che passano da uno stile impressionista a uno neoprimitivista, Rodchenko, l’Astrattismo e il Costruttivismo, con alcune opere di Tatlin. Le sezioni tematiche orientano il visitatore permettendo una maggiore comprensione delle molteplici influenze culturali, subite ed esercitate, dai vari autori.

 

Maria Chiara Fratoni

Di mercoledì

Posted by silvia On aprile - 10 - 2012 Commenti disabilitati

Il 2 aprile è stato presentato, al Teatro Quirinetta di Roma, il nuovo libro di Anna Marchesini intitolato Di mercoledì, con l’intervento di Rodolfo Di Giammarco e le letture di Maria Paiato. Il mercoledì del titolo è il giorno in cui due delle tre protagoniste, Else, Zelda e Maria, si recano dallo psicoterapeuta per raccontare la propria condizione emotiva. Il dolore e l’infelicità, inseparabili compagni di viaggio nella vita di ognuna, assumono forme e modalità differenti perché “anche nel più profondo abisso si può intravedere uno spiraglio di luce e felicità”. Felicità che a volte è solo nel ricordo dell’infanzia, a volte passa vicino e sfiora dolcemente e, prima di poterla realizzare appieno, scompare un’altra volta. Se Di Giammarco nota e descrive riferimenti a Proust, Pirandello e Calvino presenti nel testo, la Marchesini sdrammatizza e alleggerisce la conversazione con la sua caratteristica ironia e, soprattutto, autoironia. La scrittura era da sempre il suo sogno di accanita e appassionata lettrice ed eccola ora, nel giro di qualche anno, presentare il secondo libro, dopo l’esordio con Il Terrazzino dei gerani timidi (2011).La Marchesini afferma “vedo quello che scrivo” e “sono chi leggo” ovvero un’autrice che scrive ciò che vorrebbe leggere, assumendo quindi, come sguardo critico, quello del lettore. “Attraverso l’arte il dolore può essere trasfigurato”, compreso e metabolizzato, il dolore viene infine trasformato in qualcos’altro: da un profondo abisso distruttivo a un vitale atto creativo.

Maria Chiara Fratoni

Enzo Fiore. Genesi: i miti della storia

Posted by silvia On aprile - 5 - 2012 Commenti disabilitati

Dal 30 marzo al 27 maggio 2012 il Complesso del Vittoriano ospita la mostra Enzo Fiore. Genesi: i miti della storia, a cura di Achille Bonito Oliva. L’esposizione presenta 5 sculture e più di 70 ritratti di celebri personaggi dell’arte, del cinema, della musica e della storia, icone della cultura pop e uomini politici, opere di Caravaggio e Leonardo da Vinci. Una galleria di volti immortalati nelle pose di celebri icone: da Warhol, Dalì, Klee e Picasso a James Dean, Marilyn Monroe, Greta Garbo e Marlene Dietrich, da Bob Marley, John Lennon, Michael Jackson, J. Hendrix e Jim Morrison a Garibaldi, Gandhi e Einstein. Caratteristica peculiare delle opere di Fiore è la tecnica usata che si avvale di muschio, foglie, radici, terra, pietre, resina, cemento e anche, dal 2008, insetti. Gli elementi organici rendono le opere di forte impatto e, come afferma lo stesso autore, “viste da lontano attraggono lo spettatore, mentre da vicino lo respingono”. Riprodurre un archivio culturale costituito da personaggi molto conosciuti, ma mediante terra, radici e altri elementi naturali conduce l’osservatore verso una dimensione originaria della vita. “La pittura diventa il punto di una nuova partenza, l’origine di un’altra origine dell’uomo o donna del ritratto – afferma Bonito Oliva – Fiore accetta l’ineluttabilità del frammento, l’impossibilità di un’espressione di superficie per cercare una pittura in cui spessore della materia e forza del segno diano anche il segno filosofico delle immagini”.

Maria Chiara Fratoni

Berlino: impressioni di un’italiana all’estero

Posted by Francesca Robertiello On aprile - 5 - 2012 Commenti disabilitati

Smitchi, profumo di Simit, pane caldo al sesamo, tè alla menta e SezenAksu che melanconicamente intona “Gidiyorum”, “Me ne vado”.

Seduta ad un tavolo di acero scuro ho quasi la sensazione di trovarmi in un cafè turco nei sobborghi di Istanbul, ma girando l’angolo appare l’insegna del Kaiser, un supermercato nato durante la DDR nella Berlino Est: è Kottbusser Tor sita a Kreuzberg, quartiere berlinese quasi per l’80% popolato da famiglie turche e curde. Mentre attraverso la Oranienstrasse profumi d’Oriente investono il mio olfatto, musicisti o meglio musicanti di strada a suon di contrabbasso e armonica accompagnano il mio passo.

Si tratta di un posto incredibile in cui un’italiana del sud, come me, può perfettamente sentirsi a suo agio. Sì perché questo quartiere, come l’intera Berlino, è un luogo unico per

non sentirsi mai lontani da casa.

Sfrutto allora l’occasione per stilare un elenco di ciò che da due anni a questa parte la capitale tedesca rappresenta per me:

Berlino è un concerto di musica classica alla Philarmonie, il cui biglietto è spesso gratis o venduto a pochi euro.

 

Berlino è prendere la bici al Mauerpark, mercato nei dintorni del muro, e da lì apprezzare la città da un’altra prospettiva mentre ci si lascia trasportare dal vento nel varcare ripetutamente il confine tra est ed ovest.

 

Berlino è sentire le proprie passioni rianimate con il giusto tempo e le condizioni per portarle avanti.

Berlino è bere una birra “operaia”, la Stenburg,  ad un euro ad Ostkreuz mentre la metro impassibile corre sopra.

Berlino è godere di attrezzate biblioteche, che ti consentono di usufruire della migliore letteratura mondiale.

Berlino è partecipare ad una Milonga di Tango in una casa privata, ballando fino a che non fa giorno.

Berlino è arte contemporanea in tutte le sue sfaccettature, dagli impressionanti Musei del Kulturforum, ai piccoli atelier, ai workshop dove poter liberare la propria energia attraverso i colori, anche per i profani dell’arte.

Berlino è non temere il tedesco (lingua a volte ostica) attraverso le scuole popolari che propongono corsi intensivi a prezzi molto accessibili.

 

Berlino è lavorare e studiare al tempo stesso, fare sport e sentirsi incredibilmente vivi.

Berlino è osservare un muro ancora tutto intatto ammirando una dicotomia storica di cui ancora si sente la differenza.

Berlino è un brunch domenicale seguito da un concerto all’aria aperta.

Berlino è esser studenti ed aver garantiti i trasporti pubblici gratis.

Berlino è l’antica tradizione delle terme.

Berlino è sentir suonare il pianoforte e il sax dai vicini di casa, è salire sui tetti per scrutare da lontano la torre della televisione di Alexanderplatz e per cenare d’estate con un piatto di pasta al dente accompagnato magari da un buon vino italiano portato da qualche amico in visita.

 

Berlino…un romantico interstizio dove accadono le più straordinarie coincidenze e dove certe storie prendono forma in un magico modo.

 

Rosaria Perrella

 

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