Hugo Cabret: Scorsese omaggia Il Cinema
Siamo a Parigi negli anni successivi al Primo conflitto mondiale. Qui vive, orfano di madre, H
ugo Cabret che, parallelamente alla scuola, impara il mestiere di orologiaio che fa il padre. Con lo stesso si cimenta infatti ad aggiustare marchingegni di ogni genere.
Un giorno, un automa capace di scrivere viene ad essere la loro ennesima prova di abilità, ma il genitore viene improvvisamente a mancare a causa di un incendio nel museo dove presta saltuariamente servizio. Hugo rimane apparentemente solo. Oramai orfano lo zio Clode, che si occupa di far funzionare gli orologi della stazione di Montparnasse, lo prende sotto la sua tutela. Da quel momento il piccolo Cabret vive nella stazione ferroviaria sopracitata e si occupa del funzionamento di tutti gli orologi al posto dello zio tra stenti, nascondigli e piccole ruberie quotidiane, portando infine a termine con forte determinazione questo “lavoro segreto”.
Il suo unico vero scopo è però quello di aggiustare l’automa scrivente, poiché convinto che solo quell’essere apparentemente inanimato gli avrebbe consegnato l’ultimo messaggio che il padre aveva per lui riservato. Il tutto sembra interrompersi quando George, venditore di giocattoli dentro la stazione, lo coglie in flagranza di furto. Onde evitare che questo però chiamasse la guardia (che l’avrebbe condotto direttamente in orfanotrofio), Hugo gli fa vedere il contenuto delle tasche, in una delle quali era conservato il taccuino del papà defunto che custodiva gelosamente. George colpito dai disegni e dalle formule presenti sul blocco non restituisce il tutto al bambino provocandogli un dolore immenso. Ma il coraggioso e caparbio fanciullo non si arrende ed è disposto a tutto pur di riaverlo dal tampinare costantemente il venditore fino a confidarsi con la figlia adottiva di questo, con la quale instaura inaspettatamente un legame d’amicizia profondissimo.
Hugo riesce, dopo vari tentativi, ad aggiustare l’automa, anche se manca un pezzo per farlo davvero funzionare: una strana chiave a forma di cuore. Da questo momento in poi seguono eventi sorprendenti che avranno un lieto fine a discapito dell’incipit della storia che sembra essere invece colma di sciagure.
Questo film, tratto da un libro di Brian Selznick, è davvero un capolavoro. L’omaggio a un grande regista come George Méliès diventa un ossequio generale al cinema, arte che Scorsese ama come poche altre e lo ha ben dimostrato nel corso della sua carriera. Per chi è appassionato di cinema diventa un viaggio emozionante attraverso i fotogrammi di vecchi film di Chaplin, dei fratelli Lumière, di Méliès stesso e di molti altri registi che hanno fatto la storia del cinema mondiale.
La descrizione minuziosa di ogni particolare rende la narrazione chiara e affascinante. Si pensi ad ogni congegno, a tutti gli orologi e al loro ticchettio, alla stazione piena di gente e negozi di ogni genere, al pulviscolo che pervade la scena, alla Parigi piena di neve sovrastata dalla sontuosa Tour Eiffel, al tutore della gamba della guardia che rappresenta il retaggio della Guerra appena passata, alle canzoni che fanno da sottofondo. Nulla viene sottovalutato e questa perizia fa credere allo spettatore di essere parte integrante di quel mondo delizioso fatto di croissant caldi e fiori profumati.
Il 3D appare molto funzionale in diverse scene (soprattutto nella parte iniziale) ed è sapientemente utilizzato dal regista. La riparazione dell’automa che il padre aveva lasciato al piccolo Hugo viene ad essere una metafora nei confronti della riparazione implicita del grande regista George Méliès, che a causa della guerra e del calo del suo successo si era “rotto”, era cioè giunto a rinnegare la sua arte reinventandosi venditore anonimo di giocattoli.
L’aggiustare ogni oggetto fa tornare la voglia oramai persa, a causa di una società che impone il nuovo acquisto piuttosto che la riparazione del vecchio, a chiunque di cimentarsi, con i diversi arnesi, nella sistemazione di tutto ciò che col tempo si è rotto e a cui si è particolarmente legati.
Infine, molto commovente la riflessione sul trascorrere del tempo messo in evidenza dai vari orologi e da diversi dialoghi ad esso inerenti. C’è chi diventa schiavo di questo tempo che inesorabilmente scorre e chi, come il piccolo Hugo Cabret, nonostante le grandi difficoltà che la vita gli impone, riesce sapientemente a dominarlo.
Francesca Robertiello




Pauranka è un magazine dell’Associazione Mani e Piedi di Scurcola Marsicana, nato principalmente con lo scopo di informare su tutto quello che succede nel mondo delle associazioni della Marsica. Successivamente i nostri orizzonti si sono allargati verso altre tematiche, così ci siamo avvalsi di varie collaborazioni esterne al territorio regionale.
Siamo un mensile libero, apolitico, apartitico ed aconfessionale.
Ci interessano le opinioni di tutti, per questo i nostri articoli sono commentabili.